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19.5.2011 - LA FEDERAZIONE RUSSA CHIEDE ALL’ISU IL REINTEGRO DI EVGENI
 

Importanti novità sul fronte agonistico per Evgeni Plushenko: la Federazione russa ha deciso di richiedere all’ISU la revoca delle sanzioni che impedirebbero ad Evgeni di gareggiare nella prossima stagione, come è intenzionato a fare. Evgeni aveva subito una squalifica in seguito alla sua partecipazione ad alcuni show, dopo il forzato ritiro dai Mondiali postolimpici di Torino. La parola passa adesso all’ISU e ci auguriamo che la risposta possa essere positiva, permettendo così ad un grande atleta di continuare la propria carriera agonistica.

Ecco il testo del comunicato della Federazione, pubblicato in inglese anche nel sito ufficiale russo dell’atleta.

Riunione del Comitato Esecutivo della Federazione delle 19 Maggio 2011

INFORMAZIONI La riunione periodica del comitato esecutivo della Federazione russa di pattinaggio di figura si è tenuta il 19 maggio di quest'anno nella sede del Comitato olimpico russo .... Il Comitato Esecutivo esaminato il ricorso di Evgeni Plushenko riguardante la revoca delle sanzioni dalla sua partecipazione alle competizioni della International Skating Union (ISU). Tenendo conto del suo impegno a continuare a seguire in modo chiaro le regole dell’ ISU e della federazione russa, come anche la sua aspirazione a raggiungere l'obiettivo principale della sua vita sportiva – partecipare con successo alle Olimpiadi del 2014, il Comitato Esecutivo della Federazione ha deciso di richiedere all'International Skating Union (ISU) la revoca di tali sanzioni.

Dalla pagina ufficiale della Federazione Russa di pattinaggio

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9.4.2011 - La settimana delle meraviglie
 

Diario di una “groupie del ghiaccio” perbene...

Sabato 9 Aprile 2011

La partenza da Roma in treno è sempre un trauma. Sai quando parti ma non hai la certezza dell'orario di arrivo. I mezzi italiani, si sa, sono una storia a se. L'idea però di andare a Torino, vedere lo Zar dopo due mesi dalle performances di Zurigo e bearsi della sua grandezza, riesce a cancellare non solo le funeste quattro ore di treno, ma anche il caldo inusuale e insopportabile che opprime la penisola. Durante il viaggio l'eccitazione è al massimo. Non vedo l'ora di arrivare, liberarmi di tutti gli aggeggi inutili, prendere la macchina fotografica e lanciarmi verso il Palavela. Per distrarmi mi connetto alla rete e cerco di aggiornare la pagina Facebook e Twitter con le emozioni del momento. Non solo perchè di lì a poco vedrò Il dio di tutte le piste, ma anche perchè, dentro di me, so che sarà solo il primo show di una settimana piena di ghiaccio, sulla scia di sua maestà, Evgeni Plushenko.

Ore... vediamo... 13:30. Torino Porta Nuova. Ci sono! Incurante, più o meno, del caldo torrido delle ore centrali del giorno, corro a prendere i biglietti del bus e mi dirigo in albergo. Dovrei uscire, andare al Palavela per prendere i pass stampa ma... purtroppo la sorveglianza strettissima impedisce a chiunque di accedere alla practice, compresi i giornalisti e dopo una serie di telefonate, di suppliche inutili e tentativi falliti, mi sdraio sul letto e cerco di riposare almeno un'ora, in attesa dell'arrivo di Lelo e delle altre ragazze con cui ho appuntamento. Sonno profondo e poi uno squillo. Lelo è in ritardo e io decido comunque di iniziare ad alzarmi per prepararmi e dare al mio viso una parvenza di normalità. L'appuntamento, dopo lo smacco dell'accesso negato agli allenamenti, è per le cinque e mezza. Fino alle sette comunque, non ci faranno entrare. Con Lelo e C. ci incontriamo e ovviamente, nemmeno a dirlo, parliamo di quanto sia assurdo non ammettere la stampa all'interno se non dopo un certo orario.

Camminiamo intorno allo stadio per raggiungere l'ingresso di una delle spettatrici e... sorpresa, sorpresa! Sul retro, accanto a quella che sembra la vetrata di una sala pesi o roba simile, una testina bionda e lucente appare da dietro una collinetta di prato. Evgeni è al telefono. Noi non facciamo rumore, solo qualche ovvia risatina soffocata – siamo troppo lontane perchè possa sentirci – e, poco dopo, lui si alza e se ne va senza voltarsi. Guardiamo l'ora e, grazie al cielo, possiamo entrare. Sono le sette e il tempio si apre.

Il Palavela è nostro e, con esso, la possibilità di vedere non solo Evgeni, fine ultimo del nostro peregrinare ma, da estimatrici del pattinaggio, il virtuoso Stephane Lambiel, il potente e bellissimo Brian Joubert, nonché la coppia Savchenko-Solkovj e la new entry – insieme come coppia di artistico – Volosozhar-Trankov, per citare solo alcuni nomi importanti presenti all'evento. Si, perchè, come poche volte quest'anno, il cast del Gran Galà del Ghiaccio è davvero stellare, nonostante assenze italiane importanti quali quelle di Carolina Kostner – in allenamento intensivo per i prossimi mondiali di Mosca – e Valentina Marchei – reduce da un brutto infortunio.

Ci introduciamo nella struttura che ormai è come casa per noi, e cerchiamo di capire questa volta dove siano i posti assegnati alla stampa e ai fotografi. Io sono a bordo pista: ottimo! Lelo e C. in tribuna stampa, un po' decentrate. In ogni caso siamo soddisfatte. Non contente però del divieto di assistere agli allenamenti, chiediamo qualche dritta a uno degli addetti alla sicurezza il quale, senza nessun problema, ci racconta di una practice session breve e di Plushenko che, per ultimo, ha effettuato il warm up, senza restare troppo sul ghiaccio. Tiriamo dunque un sospiro di sollievo poiché, presumibilmente, non ci siamo perse nulla di importante. Prendiamo posizione dopo un breve spuntino e io mi dirigo sola soletta verso la postazione dei fotografi, già quasi completamente occupata dai colleghi. Il Palavela è un ottimo palazzetto per i fotografi. Purtroppo però per me, che sono bassetta, la balaustra rappresenta sempre un ostacolo non indifferente e, come sempre, devo trovare il sistema di posizionarmi ora in punta di piedi, ora più indietro e via dicendo. Fatte le grandi manovre e provate al volo le luci, lo spettacolo inizia.

Una breve parentesi delle leve italiane del pattinaggio futuro e poi i campioni entrano in pista, coreografati dalla direttrice artistica – ormai presenza fissa – del Palavela, Silvia Fontana. Giochi di luce tricolore e melodie nazional/classico/popolari come il Va Pensiero uniscono tutti i presenti nella magia dei festeggiamenti dei 150 anni della nostra bella e travagliata Italia, poi gli artisti si avvicendano presentando i loro numeri. Come sempre, calore e affetto per ogni singolo atleta, caratterizzano l'audience di casa Torino, ma è quando entrano in pista Stephane Lambiel prima ed Evgeni Plushenko dopo, che il pubblico da il meglio di sé. Un delirio per lo svizzero, una standing ovation per il russo delle meraviglie. Evgeni si presenta in veste totalmente nuova e inusuale. Occhiali da vista alla Clark Kent di Superman, completo old style – bonariamente da “nonno” mi viene da pensare – e viso malizioso e birichino come nel migliore “Sex bomb” di qualche anno fa. Entra timidamente Evgeni, il completo non svela nulla di quello che da li a poco avrei visto. Sorrido, perchè le sue movenze lasciano presagire una performance allegra e di impatto sul pubblico. Hava Nagila – il nome del brano della nuova performance – inizia in sordina, sembra lento. Evgeni da l'idea di ispirarsi vagamente allo stile d'oltreoceano, passi danzati, misurati, scivolatissimi... poi salta, triplo toe-loop. L'arena esplode, lui continua e interpreta il brano, delicato, comunicativo. Rincorsa solo sua e doppio axel, altissimo, puntava al triplo, come sempre, ma non ha voluto rischiare, forse era un tantino sbilanciato e nessuno se n'è accorto. Un maestro. Triplo loop e stop di fronte al pubblico con le movenze di Chaplin. Incredible, un performer d'altri tempi lui. Transitions, un sacco, una marea di transitions tra un elemento e l'altro e... doppio lutz (mannaggia al lutz!), flying sit spin e trottola bassissima, seppure a tempo con la musica, quindi non supersonica nella velocità. Ancora mille transitions e interpretazione del brano – ho letto da qualche parte che si tratta di una musica chiamata anche “Pennyless”, o qualcosa del genere – con le tasche fuori dai pantaloni, ad indicare la mancanza di pecunia: adorabile col suo faccino mogio e sconsolato. La musica lentamente cambia, si ravviva, le mani in tasca prima, nei capelli dopo, il pubblico che lo accompagna all'unisono, lui che velocizza l'esecuzione, passi sicuri e triplo axel liscio come l'olio. La gente che urla, triplo Salcow – ma che siamo in gara? - la musica è sempre più incalzante, Evgeni è al centro della pista, guarda il pubblico, lo incita a seguirlo – come se ce ne fosse bisogno – accenna una sequenza di passi circolare con movimenti veloci e inusuali e continua l'elemento tecnico a musica rallentata, facendo notare la perfezione dei movimenti e delle boccole. La musica riparte di nuovo e il pubblico è con lui. Una flying camel – o sit? - senza trottola, altro triplo axel e una ragazza urla a squarciagola, sequenza in linea retta, flying camel e trottola separata con cambio posizione, da alta a bassissima, poi cambio posizione di nuovo stile Godfather, cambio di piede, posizioni finali e urlo unanime del palazzetto in delirio. Io senza respiro, un dolore sordo al centro del petto. Le persone piangono, ridono, urlano quando lo vedono su ghiaccio. Io invece mi sento travolta, stordita, provo dolore fisico dalla felicità, non capisco più niente e poi, come dopo un esame importante, scarico la tensione e riprendo fiato aspettando che anche la mia temperatura corporea torni ad un livello normale dopo aver sfiorato quella di una supernova... Fine prima parte con un ensemble – novità questa – di metà spettacolo molto gradito.

Un quarto d'ora di pausa durante il quale tento disperatamente di scaricare almeno in parte la scheda memoria della macchinetta (inutilmente), e via di nuovo, di sotto, per la seconda parte. Lo show è oggettivamente molto bello, le celebrazione per i 150 anni dall'Unità d'Italia hanno certamente ispirato l'organizzazione dell'evento. Tutti i pattinatori ricevono mille applausi e, nonostante siano più di una volta presentati dalla speaker come una coppia nuova, Volosozhar-Trankov, notissimi al pubblico del pattinaggio per essere stati anni sulle scene con partner diversi – sempre peraltro nelle top ten mondiali – ricevono una ovazione calorosa per il livello di perfezione portato in scena, nonostante fosse una esibizione. Poi Joubert, Lambiel e di nuovo Evgeni, accolto da tutta Torino con chiassose e gioiose grida. Pattina sulle note di Caruso e dona alla performance la stessa intensità dell'esibizione post olimpica, seppure la prima fosse cantata da un altro asso incomparabile, il nostro Luciano Pavarotti. Si, perchè stavolta la musica sembra riarrangiata, cantata da un performer straniero, inizialmente non riconoscibile. Un arrangiamento più moderno,m olto azzeccato allo stile di Zhenya a dire il vero, molto gradevole e godibile. E lo Zar? Che dire? Da brividi ovviamente. Triplo-triplo combinazione di toe loops per cominciare. Boato della folla. Transitions e interpretazione da brivido, poi triplo axel con la sua uscita speciale, quella tutta sua, lunghissima e scivolata, con quello sguardo da tigre pronta allo scatto, consapevolezza della propria forza, energia allo stato puro. Triplo salchow e lenti passi a guardare il pubblico. Prosegue poi con la trottola con l'entrata alta, per poi scendere basso e rapidissimo come poche volte l'abbiamo visto fare. La sequenza di passi circolare è fluida, morbida rapida e scivolata, nonché estremamente interpretata. Poi scivola in ginocchio, la sente, le mani nei capelli, un genio assoluto, la musica è sua e sa come trasmettere le emozioni che per primo prova lui. Interpreta e snocciola con leggerezza un altro triplo toe-loop e un doppio axel alla fine, tanto per gradire. Piroette danzate finali, fine del programma, un altro tuffo al cuore. La standing ovation del Palavela gremito è da brivido, sembra di essere tornati ai fasti olimpici, per Torino Evgeni Plushenko è sempre il re del mondo.

La serata è finita e io raggiungo le altre per andare a salutarlo almeno in albergo. Appena fuori dal suo hotel ci fermiamo in quattro, a chiacchierare e ad aspettare. Arrivano tutti in pullmann e con Evgeni, inseparabile c'è anche Yana. Scende lei per prima dal pulmino e accenna solo un rapido sguardo, evidentemente provata dalla giornata. Subito dopo di lei Evgeni ci nota, ci chiama e ci invita ad entrare nella hall dell'hotel per due chiacchiere. Sembra rilassato -beato lui – io, come sempre fuori dal mondo in sua presenza. SI chiacchiera in tranquillità e il nostro campione conferma le serie intenzioni a tornare più forte di prima. Ci parla della practice dove, spiega, ha atterrato un quadruplo Salchow. Bravissimo penso io... E poi... Cosa? Un quadruplo Salchow nella practice che doveva essere stata brevissima e alla quale non siamo potute entrare? Stavo per piangere, li, di fronte a tutti. Ma mi sono in qualche modo trattenuta, riservando il dessert di gomiti per dopo. Insomma, è in forma strepitosa e si vede, lo vedono tutti. E' tranquillo e sicuro, vuole andare a tutti i summer camp dice, tra i quali – fortunatamente – c'è ancora Pinzolo. Felice del ritorno a Jaca (Spagna), dove si allenava da bambino, dice di volersi allenare bene per la prossima stagione, alla quale è intenzionatiussimo a partecipare. E noi non aspettiamo altro. La serata si conclude con un saluto e la mia promessa di rivederci dopo qualche giorno soltanto, a Budapest, per il Kings On Ice, e a Praga, per il Nebeské Hrani. Mi guarda perplesso, forse crede che io sia pazza a seguirlo per mezza Europa. Poi sorride, con lo sguardo luminoso che ha quando è sereno. Possiamo andare anche a dormire adesso, sono tranquilla. Lo lasciamo raggiungere la moglie in stanza e noi, sconvolte come sempre dalla sua presenza magnetica, chiacchieriamo delirando di tutta la bellissima serata. Io lo vedrò tra pochi giorni, di nuovo, con Edvin. Che dire di più? A presto... a Budapest!

Sara

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25.4.2011 - Interviste sui programmi futuri
 

In questi due video Plushenko parla dei suoi progetti futuri e dei suoi nuovi programmi di gara

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